San Francesco e la nascita del Presepe

La prima volta che San Francesco andò a Greccio fu intorno al 1209. Egli abitò nel castello in una povera capanna sul Monte Lacerone, detto appunto di San Francesco. San Francesco da lì si recava, durante la giornata, a predicare alle popolazioni della campagna.
Gli abitanti di Greccio presero ad amare San Francesco e giunsero a tale punto di riconoscenza, per la sua grande opera di rigenerazione, da implorarlo perché non abbandonasse i loro luoghi e si trattenesse sempre con loro.

San Francesco e l’eremo di Greccio.

Tra chi andava a sentire la parola del piccolo frate, c’era Giovanni Velita, il castellano di Greccio. Dal 1217, Giovanni divenne uno dei migliori amici di San Francesco e un giorno gli chiese di scegliere una dimora più vicina per confortare lui e il suo popolo con la sua parola.
San Francesco comprese la sincerità di tale proposta e l’accettò volentieri dicendo che avrebbe rimesso la scelta della nuova dimora, non alla sua volontà, ma a un tizzo lanciato in aria da un fanciullo.
La leggenda o verità non accertata, racconta che trovato un fanciullo di quattro anni, lo s’invitò a lanciare un tizzone ardente in aria che volando veloce se ne andò a incendiare una selvaggia selva sopra a un monticello. In quel luogo sorse l’eremo di Greccio, come nuova dimora del Santo.

Betlemme e Greccio: la nascita del Cristo e sua rievocazione.

Se a Betlemme si operò il mistero della divina incarnazione del Salvatore del Mondo, a Greccio, per la pietà di San Francesco di Assisi, ebbe inizio, in forma del tutto nuova, la sua mistica rievocazione.
San Francesco amava l’eremo di Greccio, e aveva una predilezione anche per gli abitanti di quella terra, per la loro povertà e semplicità, perciò si recava spesso a soggiornare lì, attirato inoltre da una celletta molto povera e isolata dove amava raccogliersi.

Nell’autunno del 1223, il 29 novembre, San Francesco ricevette da Papa Onorio III la Regola. Siamo ormai alle porte dell’inverno e un pensiero assillante dominava la mente di San Francesco: l’avvicinarsi della ricorrenza della nascita del Redentore.
Il poverello di Cristo, nella sua innata semplicità si fece audace, e durante l’udienza pontificia, concessagli per lo scopo suddetto, umilmente chiese al Papa la licenza di poter rappresentare la natività.

Dopo il viaggio in Palestina, San Francesco, rimasto molto impressionato da quella visita, aveva conservato una speciale predilezione per il Natale e questo luogo di Greccio, come dichiarò lui stesso, gli ricordava emotivamente Betlemme.

Greccio fu così la nuova Betlemme!

greccio

San Francesco disse a Giovanni Velita: “Scegli una grotta dove farai costruire una mangiatoia e ivi condurrai un bove e un asinello, e cercherai di riprodurre, per quanto è possibile la grotta di Betlemme! Questo è il mio desiderio, perché voglio vedere, almeno una volta, con i miei occhi, la nascita del Divino infante”.

Con somma pietà e grande devozione l’uomo di Dio se ne stava davanti al presepio, con gli occhi in lacrime e il cuore inondato di gioia.
Narra Tommaso da Celano: “Fu talmente commosso nel nominare Gesù Cristo, che le sue labbra tremavano, i suoi occhi piangevano e, per non tradire troppo la sua commozione, ogni volta che doveva nominarlo, lo chiamava il Fanciullo di Betlemme. Con la lingua si lambiva le labbra, gustando anche col palato tutta la dolcezza di quella parola e a guisa di pecora che bela dicendo Betlemme, riempiva la bocca con la voce o meglio con la dolcezza della commozione”.

Così ebbe origine il tradizionale Presepio che si costruisce in tutto il mondo Cristiano, per ricordare la nascita del redentore.

“Testo tratto da www.presepedigreccio.it)

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