L’intelligenza sociale

E’ un dato di fatto! L’INTELLIGENZA SOCIALE, le relazioni che funzionano hanno un buon effetto sulla salute, mentre quelle nocive sono un nutrimento dannoso per il corpo.

Siamo potenzialmente esseri socievoli.

È merito delle neuroscienze aver scoperto che il nostro cervello è socievole, cioè siamo biologicamente programmati per essere sempre in connessione.
Per lo psicologo Daniel Goleman l’intelligenza sociale indica la qualità propria di un individuo intelligente nelle relazioni, la capacità di vivere con pienezza le relazioni d’amore, di educare i figli alla felicità e di costruire attivamente il dialogo con l’altro.

Un cervello socievole significa che nell’interazione con un’altra persona si stabilisce una comunicazione, un ponte neurale che consente di “influenzare” vicendevolmente sia il cervello sia il corpo. E ciò accade anche negli incontri più banali e casuali.

Ogni nostro gesto, parola , attitudine e azione ha un forte impatto neurologico sugli altri, può far cambiare il loro stato d’animo. E viceversa.

Educarsi, formarsi alla relazione è fondamentale e aiuta gli altri a fare lo stesso.

Nell’interazione con l’altro le informazioni (anche le emozioni) si possono trasmettere per automatismo, senza rendercene conto, oppure tramite un’attitudine intenzionale, volontaria e cosciente che ben gestisca la comunicazione in atto.
L’intelligenza sociale cresce con l’educazione di sé.   

Daniel Goleman, nel suo libro dà un esempio magistrale d’intelligenza sociale che qui sintetizzo:

Due dodicenni atletici dicono a un altro dodicenne paffuto: “Così vuoi provare a giocare a calcio” con disprezzo e voce sarcastica. Potrebbe scoppiare una rissa. Ma il ragazzo paffuto chiude gli occhi per un momento, trae un profondo respiro come per darsi forza, si gira verso gli altri due e dice: “Sì, tenterò, ma non sono molto bravo a giocare a calcio. Ma sono bravissimo in arte …”. Poi puntando l’indice verso l’antagonista dice: ”Tu… tu sei un grande calciatore, sei davvero eccezionale! Vorrei diventare bravo come te, ma sono ancora piuttosto scarso. Forse riuscirò a migliorare un po’ se continuo ad allenarmi”. A questo punto, il primo ragazzo, senza più alcuna traccia di disprezzo, replica in tono amichevole: ”Bè, non sei poi così male. Forse posso mostrarti un po’ di trucchetti per giocare meglio”.

Educarsi alla relazione è un atto d’amore verso se stessi e gli altri.

Nella storiella di Goleman, il ragazzo paffuto mostra di avere acquisito la capacità di interagire con l’altro in modo intenzionale: egli, infatti, si prende qualche istante (respira), cerca (si dà un tempo) e sceglie dentro di sé la risposta più adeguata (quella vincente) alla sollecitazione ricevuta, va oltre la parte della sua mente che invece avrebbe dato una risposta reattiva.

La capacità di scegliere la risposta adeguata alle sollecitazioni che riceviamo, nelle varie situazioni di vita quotidiana, non è in noi innata. E’ una capacità da cercare, sviluppare, far crescere, da allenare.

Maurizio Montesano counseling e coaching.

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