Amore e violenza non hanno la stessa radice

L’amore è il frutto della capacità di scegliere una vita nella quale ci sia equilibrio e armonia, l’unica possibile. La violenza è la conseguenza dell’ignorare che la vita è costruzione non distruzione, determinazione non forza prepotente, accoglienza non repulsione.

L’amore e la comprensione sono rami dello stesso albero.

Che cosa è necessario comprendere?
Che l’amore è una condizione dell’intelligenza: non nasce casualmente, non è un’eredità acquisita, ma si genera e si conferma con la volontà e l’impegno.
Che l’amore è relazione: ogni nostra azione, dalla più piccola e semplice a quella più complessa, deve sempre contenere l’intenzione e la finalità di essere benefica per noi, per la comunità nella quella viviamo e, anche se magari a lungo termine, per la collettività/umanità più ampia.

Lo scopo della vita è la crescita, il continuo miglioramento.

Tutto ciò che possiamo ottenere e avere, qualsiasi ruolo e funzione si possa avere in famiglia e nella società, qualunque risorsa si abbia a disposizione, ogni luogo della terra nel quale si viva, ogni relazione, qualsiasi riflessione e studio, proprio tutto, ha un senso se messo al servizio di un unico scopo: mettere in luce la parte migliore di noi stessi e comprendere che essa non è mai in contrapposizione con la vita degli altri.

Amore e violenza non hanno la stessa genesi e conseguenza.

L’amore si manifesta con sempre maggiore intensità man mano che migliora la qualità del nostro sentimento, del nostro pensiero e delle azioni che quotidianamente compiamo. E la qualità porta con sé la condivisione.
La violenza, l’esercizio della forza come strumento di coercizione e oppressione, il potere come sopraffazione dell’altro, si esprime lì dove manca l’amore, dove è assente la comprensione della vita come crescita personale e comune.

La conseguenza dell’amore è la capacità di relazione ad ogni livello e a tutto campo, senza confini di età e sesso, di spazi e luoghi, di etnie e culture, di convinzioni e credenze, di ruoli e funzioni, di posizioni e appartenenze sociali.
La conseguenza della violenza è l’isolamento, l’interruzione della vita, il distacco dalla possibilità di crescere nell’amore verso noi stessi e le altre persone.

La verità ha due facce?

Certo è vero: esiste l’amore ma anche l’odio, la pace ma anche la violenza, l’accoglienza ma anche il distacco, e così via. Ma queste sono condizioni e conseguenze dei modi di vivere delle persone, dell’intelligenza o dell’ignoranza, di tipologie di convinzioni o di altre. La verità, invece, nelle tradizioni culturali millenarie, è definita come quella via e condizione che porta alla libertà.

Da cosa rende liberi la verità?
Dal pensare che il nostro destino non dipenda dalla qualità delle nostre emozioni e pensieri, dalle parole e dai comportamenti, che le nostre azioni non abbiano conseguenze per noi e gli altri.

Ci libera dall’idea che la felicità personale o di un gruppo di persone o di una comunità possa realizzarsi a fronte della tristezza degli altri, che la propria ricchezza possa realizzarsi portando la vita di altre persone ad essere misera.
La verità ci ricorda che raccogliamo ciò che abbiamo seminato, ci affranca dal vedere limiti dove non ci sono, dal vivere i confini come linea di separazione e di difesa dall’altro, dall’escludere le culture diverse dalla nostra, dal rappresentare le credenze come leggi.

Amore e violenza non hanno la stessa origine e la verità non ha faccia.

L’amore ha radice nella migliore emozione dell’essere umano, nella capacità di sentire e percepire se stessi e scoprire cosa rende veramente felici, di comprendere la libertà come unità e non divisione, il benessere come integrità e non disgregazione, la relazione come interazione.
La violenza ha radice nel male diffuso che è l’ignoranza, nella distanza interiore con la parte più bella di se stessi, nelle credenze che diventano assolutismi e separazione,  nella mancanza di educazione come fondamento per realizzare l’essere saggi, giusti, solari, capaci d’amare senza pregiudizi, di realizzarsi senza coercizione sull’altro.

La verità non ha faccia, non è identificabile con una persona o gruppi di persone o con un paese o gruppi di paesi, né con alcune idee anziché altre, non è un colore, non è una forma o un’autorità, non è in quella mano o nell’altra.
La verità è lo stato interiore di unità e armonia, la condizione di ben-essere a 360°, nella relazione con noi stessi, con gli altri e con la vita.

La violenza non genera amore, non ha affinità con la verità.

Chi crede che la violenza generi amore, nel breve o medio o lungo termine, per se stessi e per alcuni, è ben lontano dalla verità, chi la giustifica come strumento per ottenere o affermare il potere ignora che l’unico dominio da cercare è quello sulle proprie emozioni distruttive, chi la promuove perché capace di manipolare la mente e il cuore di coloro che sono in condizione di debolezza psichica o emotiva o sociale o economica sta innanzitutto demolendo anche la propria vita.

La violenza produce violenza, l’amore genera amore.

La violenza non può produrre per chi la esercita alcuna condizione favorevole presente e futura, né l’eterna felicità o beatitudine. Anzi, al contrario, crea uno stato di causa – effetto che nel tempo vincola la sua vita interiore, emotiva e psichica, a condizioni di grande disagio e sofferenza. La violenza è l’azione del distruggere non solo la vita degli altri ma anche la vita di chi la esercita.

La direzione dell’amore parte dall’amare se stessi per divenire capaci di amare gli altri, superando le convinzioni limitanti che impediscono la ricerca del continuo e reciproco miglioramento.

Maurizio Montesano counseling e coaching.

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